La storia del cannibale di Milwaukee

La storia del cannibale di Milwaukee

Jeffrey Lionel Dahmer ( il cannibale di Milwaukee ) nasce il 21 Maggio del 1960 ed è stato riconosciuto come uno dei serial killer più attivi e perversi d’America. Responsabile di 17 omicidi in un arco temporale che va dal 1978 al 1991 con modalità particolarmente cruente. Infatti, al’interno di questa casistica troviamo necrofilia, cannibalismo e squartamento oltre alla violenza sessuale.

 

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Il padre di Jeffrey era un affermato chimico e la madre una centralinista che, dopo il parto, sprofondò sempre più nella sua depressione. Nell’infanzia le discussioni famigliari erano violente e molto frequenti. I continui trasferimenti di lavoro del padre, fecero sì che Jeffrey risultasse molto trascurato, nonché privo di relazioni con i suoi pari, per la mancata stabilità domiciliare. Questo andò a incrementare il carattere riservato, chiuso e apatico che stava sviluppando. Il padre, stanco dei continui litigi con la moglie, passava il tempo che gli rimaneva al di fuori del lavoro, al bar a bere e anche il poco tempo passato a casa lo trascorreva completamente ubriaco. La madre, costantemente depressa, anche quando era incinta di Jeffrey, passava le giornate a prendere pillole per guarire dalla sua malattia immaginaria, ma con il trascorrere della gravidanza tutto questo peggiorò. A causa delle frequenti emorragie, mal di testa e fastidio verso gli odori e i rumori, si convinse di essere gravemente malata e arrivò ad assumere moltissime pillole nell’arco di una singola giornata. Soffriva ormai di una nevrosi molto grave, peggiorata dal fatto che quella gravidanza non era per niente desiderata.

 

All’età di 6 anni Jeffrey si trasferì con la famiglia a Doylestown, in Ohio ed è proprio da qui che iniziò a sviluppare una serie di atteggiamenti devianti che in futuro lo porteranno a commettere massacri così spietati. Incominciò a collezionare resti di animali morti, sviluppando una malsana attrazione per la morte. L’attitudine alla violenza sugli animali nella fase infantile, è uno dei tre campanelli d’allarme insieme alla piromania e alla enuresi notturna da non sottovalutare mai, e in moltissimi casi si è riscontrato come nello storico di ogni omicida seriale questi elementi siano ben presenti e costanti. Nel frattempo Jeffrey subisce molestie sessuali dal vicino di casa, ma non racconterà mai ai genitori l’accaduto, alimentando così la sua rabbia e frustrazione. Racconterà di questa vicenda solamente moltissimi anni dopo, durante il suo processo. E qui il bambino stava già sviluppando un’omosessualità latente. Nel 1978, i genitori di Jeffrey si separano. Questa è stata la scintilla che ha fatto scoppiare la sua mente deviata, perché ogni possibile “legame” si disgregò, facendolo sentire abbandonato e solo.

 

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  • Ed è proprio nel 1978, all’età di 18 anni che Jeffrey avvia la sua “carriera” criminale. Il primo di una lunga lista fu proprio Steven Hicks, un ragazzo di 19 anni. L’assassino aveva invitato Hicks a bere una birra in casa sua e dopo aver consumato un rapporto sessuale, la vittima decide di ritornare a casa. Ma Jeffrey non può sostenere un altro abbandono e quel comportamento gli fa perdere la testa. Così lo uccide e pratica atti di necrofilia sul cadavere, che poi fa a pezzi e seppellisce nel giardino della sua abitazione. Dopo l’omicidio Jeffrey si iscrisse all’Università ma la abbandonò dopo pochi mesi, così si arruolò in una base dell’Esercito degli Stati Uniti in Germania. Anche qui Jeffrey non attirò particolari sospetti ma scomparvero due persone e a causa di gravi problemi con l’alcool fu rispedito a casa.

 

  • Decise di trasferirsi dalla nonna a West Ellis, dove in molte occasioni ebbe problemi con la giustizia a causa dell’alcolismo, in più fu anche accusato di atti osceni in luogo pubblico. Il 15 Settembre del 1987 il cannibale di Milwaukee attaccò per la seconda volta. La vittima fu un ragazzo di 24 anni di nome Stephen Tuomi. Il modus operandi risulta essere il medesimo. Atto sessuale, uccisione e smembramento. Il desiderio di conservazione di parti del corpo come trofei, lo spinge a nascondere ciò che tratteneva dalle sue vittime nella cantina di casa.

 

  • Il 16 Gennaio 1988 Jeffrey attaccò la sua terza vittima, Jami Doxtator, un ragazzino di 14 anni. Con la scusa di offrirgli del denaro in cambio di sesso, lo attira in casa sua. Anche il corpo dell’adolescente viene poi nascosto in cantina, dove sarà più volte profanato prima della decomposizione.

 

  • Nel 1988, invece, Jeffrey viene cacciato di casa dalla nonna. Pur ignara della perversa follia omicida del nipote, ma stanca del suo stile di vita. Il ragazzo dunque, si stabilisce nella zona occidentale di Milwaukee, dove alcune settimane dopo uccide Anthony Sears di 26 anni. Da questo momento e con questo omicidio, Jeffrey integra nel suo modus operandi un’altra agghiacciante operazione: ovvero, asportare la testa e mummificarla. Tale procedura viene poi ripetuta per i genitali.

 

Tra il 1988 e il 1991 Jeffrey uccide altre 15 vittime.

 

  • Il 27 Maggio del 1991 tocca a Konerak Sinthasomphone, un ragazzino di 14 anni a cui Jeffrey promette del sesso in cambio di foto erotiche. La vittima viene drogata ma riesce in qualche modo a scappare e viene avvistata da due donne, mentre correva per strada nudo. Quest’ultime ovviamente chiamano la polizia. Quando gli agenti arrivarono sul posto, trovarono l’adolescente in compagnia di un giovane alto e biondo, che diceva di essere il suo fidanzato, Spiega loro che, a causa di problemi con l’alcol del suo fidanzato, avevano avuto una lite movimentata. La polizia si sente rassicurata dall’aspetto benevolo di Jeffrey e di certo non si fida di un ragazzino ubriaco o drogato, quindi li lasciano andare. Ovviamente questa giovane vittima verrà uccisa, come tutte le altre.

 

  • Il cannibale di Milwaukee continuerà a uccidere fino alla sera del 19 Luglio del 1991 quando, con la solita scusa, attira una vittima di 32 anni di nome Tracy Edwards. Anche lui però riesce a scappare dall’abitazione di Jeffrey, nudo e con delle manette. Incontra una pattuglia di polizia e spiega loro che era stato ammanettato con l’intenzione di essere ucciso dall’uomo che abitava nella casa in cui li stava portando. Anche questa volta Jeffrey si presenta come un trentenne rispettabile, di bell’aspetto e dai modi gentili. Ma questa volta c’è qualcosa che insospettisce gli agenti, ovvero il fetore. La polizia decide allora di fare un ispezione all’interno dell’abitazione e ciò che si trovano davanti va oltre a ogni possibile immaginazione. Il killer aveva conservato in bauli, congelatori e barattoli di vetro, organi, teschi, ossa e vari resti umani. Trovarono anche 83 foto di ragazzi nudi e smembrati, pentole dove venivano bollite le teste, per poi dipingere il cranio e conservarlo come un’opera d’arte. Molti lo definirono come un museo degli orrori dove la follia umana non aveva avuto limiti.

 

Gli omicidi di Jeffrey presentano lo stesso modus operandi e una forte ritualità. Stessa scelta delle vittime: giovani omosessuali di etnica afroamericana, asiatica o messicana,  medesima modalità per attirarle, uguali perversioni corporee e modalità di uccisione. Il killer è sessualmente eccitato dalla morte. Utilizzando la droga sulle sue vittime e il sesso, esercita il suo controllo, che non potrebbe mai realmente avere se la vittima in questione rimanesse lucida. Dal momento che non è emotivamente in grado di sopportare un abbandono o un rifiuto, sicuramente scatenato anche dal divorzio delle sue figure parentali, violenta i cadaveri, proprio perché in quel modo non possono rifiutarlo. Anche il cannibalismo si collega un po’ a questa teoria: mangiando le proprie vittime è convinto che possano vivere in lui, diventando un tutt’uno. I referti autoptici hanno rivelato che in molti casi c’è stato addirittura il tentativo di lobotomizzare  le vittime iniettando tramite fori nella testa, quantità smisurate di acido muriatico o acqua bollente.

 

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Fu condannato nel 1992 a 15 ergastoli capace di intendere e di volere, ma andò incontro alla morte in carcere per mano di un altro detenuto schizofrenico in preda a deliri religiosi, di nome Christopher Scarver il 28 Novembre del 1994. Il suo cervello venne prelevato e tutt’oggi conservato per studi scientifici. Nel 1992 Tracy Edwards, l’ultima vittima di Jeffrey permetterà il suo arresto. Gli agenti si trovarono davanti moltissime prove, e unendole avrebbero potuto ricostruire le dinamiche dei delitti precedenti. Nel 1992 la comunità di Milwaukee ottenne l’abbattimento della casa in cui venivano consumati questi orribili delitti. Dopo la sentenza ci furono molti dibattiti perché gran parte dell’opinione pubblica Americana riteneva che l’unica pena giusta dato lo storico massacro fosse la pena di morte.

“Non esistono testimoni tanto terribili, né accusatori tanto implacabili quanto la coscienza che abita nell’animo di ciascuno”.

-Polibio.-

 

 

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